lunedì 30 giugno 2014

2 - Buddhismo e Scienza. Interdipendenza


"Il concetto di interdipendenza stabilisce che le cose non possono essere definite in termini assoluti, ma solo in relazione ad altri. Questa è, sostanzialmente, la stessa idea del principio della relatività del moto nella fisica, che fu stabilito per la prima volta da Galileo e che poi venne perfezionato da Einstein. "Il moto è come il nulla", stabilì Galileo. Quello che intendeva dire era che, nella fisica, il movimento di un oggetto non può essere definito in termini assoluti, ma solo in relazione al movimento di un secondo oggetto. Non c'è modo per i passeggeri su un treno in movimento, con i finestrini chiusi, di scoprire con dati precisi ed esperimenti se il treno si stia muovendo o sia ancora fermo. E' solo aprendo i finestrini e guardando la campagna scorrere velocemente, che i passeggeri possono scoprirlo. Quindi, nella misura in cui non c'e' una struttura esterna di riferimento, il movimento è equivalente al non-movimento. Il Buddhismo dice che gli oggetti non esistono inerentemente, ma solo in relazione ad altri oggetti. Il principio della relatività dice che il movimento del treno esiste solo in relazione allo scorrere del paesaggio.

Tempo e spazio hanno perso le caratteristiche assolute che Newton diede loro. Einstein ci ha dimostrato che tempo e spazio possono essere definiti solo in termini relativi che dipendono dal movimento dell'osservatore e dall'intensità del campo di gravità che li circonda. In vicinanza di un buco nero, un secondo può distendersi fino all'eternità. Proprio come nel Buddhismo, la relatività ci insegna che l'idea di un passato già trascorso e di un futuro che deve ancora arrivare è una mera illusione, dato che il mio futuro può essere il passato di un altro e il presente quello di una terza persona - tutto dipende dai nostri relativi movimenti. Il tempo non passa, semplicemente è.

La nozione di interdipendenza ci porta direttamente all'idea di vacuità/spazio, che non significa il nulla, bensì assenza di esistenza inerente. Poiché ogni cosa è interdipendente, niente può autodefinirsi ed esistere inerentemente. L'idea di proprietà intrinseche che esistano di per sé stesse e da sé stesse deve quindi essere completamente scartata. Ancora una volta, la fisica quantistica ha qualcosa di straordinariamente similare da dire. Concordemente con Bohr e Heisenberg, non possiamo più parlare di atomi ed elettroni come di entità reali dalle proprietà nettamente definite, ad esempio la velocità o la posizione; adesso dobbiamo assolutamente considerarli come parte di un mondo composto di potenzialità e non di oggetti o accadimenti. La vera natura della materia e della luce diventa soggetta a relazioni di interdipendenza. Non è affatto intrinseca, bensì può mutare a causa dell'interazione tra l'osservatore e l'oggetto osservato. Una tale natura non è affatto unica, ma duale e complementare. Il fenomeno che chiamiamo particella diventa un'onda quando non la stiamo osservando. Ma non appena viene fatta una misurazione o una osservazione, inizia ad apparire di nuovo come una particella. Parlare di una realtà intrinseca di una particella, oppure della realtà che possiede quando non è osservata, sarebbe senza significato perché non potremmo mai coglierla. Così come nella nozione buddhista del samskara - o Evento -, la meccanica quantistica ha radicalmente relativizzato il nostro concetto di un oggetto, rendendolo subordinato alla misura o, in altre parole, ad un evento. C'è di più, il quantum classifica con incertezza un limite preciso su quanto accuratamente possiamo misurare la realtà. C'è sempre un grado di incertezza sia sulla posizione sia sulla velocità di una particella. La materia ha perduto sostanza.

La nozione Buddhista di interdipendenza è sinonimo di vacuità/spazio, che è a sua volta sinonimo di impermanenza. Il mondo è come un vasto flusso di eventi e di correnti dinamiche, tutte interconnesse e costantemente interagenti. Questo concetto di mutamento perpetuo, onnipresente, si accorda con la moderna cosmologia. Gli immutabili paradisi di Aristotele e lo statico universo di Newton non hanno più senso. Ogni cosa si muove, muta ed è impermanente, dal minuscolo atomo all'intero universo, galassie, stelle e genere umano inclusi."
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Tratto da "The Quantum and Lotus - A journey to the frontiers where science and Buddhism meet", Matthieu Ricard e Trinh Xuan Thuan, Crown Publishers, New York, 2001.

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