venerdì 25 luglio 2014

2- Il pensiero di Dogen al di là di affermazione e negazione


Testo di Aldo Tollini, Università “Ca’ Foscari” – Venezia
Pubblicato dal Centro Zen di Firenze, www.zenfirenze.it

PARTE 2 

"2. La negazione della cultura giapponese
La negazione della meta suprema nella Via è comune nella cultura del Giappone, ma la ritroviamo curiosamente anche in Occidente.
Nel seguire una Via, dopo lunga pratica e apprendistato, si giunge a un punto in cui per attingere al vertice, ci si deve liberare dell’oggetto che si agogna, sia esso una pratica artistica, o una religiosa. Chi persegue la perfezione nell’arte del no o del cha no yu, a un certo punto deve approdare all’arte del non-no e del non-cha no yu. In altre parole, deve liberarsi dell’oggetto che persegue perché, alla fine diventa un limite. Quindi si pratica l’arte della non-arte (o un’arte non artefatta e una Via non-Via). L’oggetto della Via che si persegue all’inizio del percorso è puramente un “abile mezzo” per intraprendere il cammino, ma lungo la strada la prospettiva cambia, così come la persona stessa cambia e allora il rapporto tra l’artista e la sua arte, o tra il praticante e la sua Via, si modifica.
Così, Dogen parla di:
natura-di-Budhha (busshō) che è “non natura-di-Buddha” (mubussho), Ii Naosuke maestro del tè parla di: “tè” che è “non-tè” dicendo:
«Il tè non è il tè (茶非茶). Non è che il tè non sia (il tè) (非々茶), è che è soltanto il tè. Questo si chiama il tè.»

Cioè, il tè che è diffuso nelle normali cerimonie del tè non è il vero tè. Però non è che anch’esso non sia il tè. (Tuttavia, si deve superare queste dicotomie e comprendere che) il vero tè è soltanto semplicemente il tè e null’altro. Questo è il vero spirito del tè.
Che la negazione sia profondamente radicata nella cultura giapponese come vertice della perfezione è chiaramente dichiarato dal grande artista e scrittore del teatro no Zeami che nel suo testo Kakyo (Specchio del Fiore) parlando dell’abilità dell’attore dice: 
«... se si porta l’abilità all’estremo, giungendo alla maturità delle capacità, e si entra con facilità nella dimensione della massima abilità di espressione artistica [...] si raggiunge il grado di “non-sé, non-stile” (無心無風) (Nihon koten bungaku zenshu, p. 329), allora si sarà molto prossimi al “meraviglioso”.»

Da parte Occidentale Maister Eckhart parla di: “Dio” che è “non-Dio.”
Si deve amare Dio... privo di forme fantastiche. ... L’anima dev’essere priva di forme fantastiche e mantenuta tale. Poiché se amate Dio come dio, forma fantastica, una persona, o se Egli fosse qualcosa con una forma, bene, dovete liberarvi di tutto questo. Come si deve amare? Lo si deve amare così com’è, come un non-Dio, una non-forma fantastica, a-personale, senza forma. Amarlo come l’Uno, puro, semplice, chiaro, come colui che è senza dualismo. Poiché si deve sprofondare eternamente dalla negazione alla negazione dentro l’Uno. (Blakney, 2003, p. 248)
Ciò riguarda non solo l’arte e la Via dell’arte, ma anche, come abbiamo visto dai maestri spirituali, anche la Via dello spirito: la vera illuminazione è non-illuminazione, così come il vero Dio è il non-Dio. La “Via negativa”, descrivendo ciò che non è, porta nei pressi della meta, ma solo la negazione totale porta alla meta."

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