Pubblicato dal Centro Zen di Firenze, www.zenfirenze.it
PARTE 1
"In
questo saggio intendo riflettere sull’uso di espressioni linguistiche negative
(e di conseguenza anche affermative) nel pensiero di uno dei massimi esponenti
dello Zen giapponese, Dogen zenji.
Sia nella sua opera maggiore, lo Shobogenzo (Il Tesoro dell’Occhio della Vera Legge), ma anche in altre, Dogen, attenendosi alla tradizione, fa largo uso delle forme di pensiero negative che rivestono una particolare importanza nell’ambito del suo pensiero e del suo insegnamento, infatti, il “pensiero negativo” di Dogen riflette la sua visione della realtà considerata secondo il principio buddhista dell’assenza di un “io” e dell’illusorietà
Sia nella sua opera maggiore, lo Shobogenzo (Il Tesoro dell’Occhio della Vera Legge), ma anche in altre, Dogen, attenendosi alla tradizione, fa largo uso delle forme di pensiero negative che rivestono una particolare importanza nell’ambito del suo pensiero e del suo insegnamento, infatti, il “pensiero negativo” di Dogen riflette la sua visione della realtà considerata secondo il principio buddhista dell’assenza di un “io” e dell’illusorietà
1. Il pensiero di
Dogen: generalità
Vi sono molti aspetti particolari e interessanti dell’uso della lingua nello Shobogenzo che possono essere definiti come “lingua dell’illuminazione” nel senso di cui ho detto sopra e alcune delle strategie sono anche state studiate (Kim, 1985).
Qui desidero affrontare una di queste “strategie” che, per quanto ne so, non è stata ancora studiata, o quanto meno, non a sufficienza. Si tratta della “strategia della negazione”, che ovviamente si rapporta al suo contrario, l’affermazione. Affermazione e negazione sono uno strumento largamente utilizzato da Dogen per esprimere il suo pensiero e per insegnare l’illuminazione.”
-continua-
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